Archivi del mese: gennaio 2013

Ingroia chi?

Grasso dice: “Falcone, nella sua vita professionale, subi’ di tutto, cose enormi, di fronte alle quale
impallidiscono i riferimenti di Ingroia il paragone e’ fuori luogo e’ errato: Falcone – spiega – non ‘ando’ mai in politica’, non ci entro’ mai. Ci si avvicino’ in un ruolo tecnico e solo perchè gli era stato impedito di continuare le indagini”.
Vediamo se Ingroia avrà il coraggio di prendersela anche con Grasso. Per me Ingroia è affetto da manie di grandezza, anche devo confessare che all’inizio volevo scrivere che fosse un pallone gonfiato, ma visto il personaggio e la sua suscettibilità o preferito usare un altro linguaggio.

Emile

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Dubbi esistenziali

Eliminare il contante?:
questa mattina ho fatto una spesa di 128 € presso un esercizio commerciale, ma il pos non funzionava. Niente collegamento, transazione rifiutata. Sono dovuta andare al bancomat a ritirare i soldi in contanti, altrimenti ciccia, per me, e per il negoziante.
Redditometro?:
immagino di dover conservare lo scontrino per dimostrare come spendo i miei soldi. E siccome era roba per gatti, (ma non solamente per i miei) adesso immagino che mi si farà un calcolo sul presunto e mi si contesterà che una spesa del genere è superiore alle mie possibilità in base al reddito, a meno che io non produca una liberatoria con dichiarazione da parte delle persone per le quali ho acquistato merce varia (lettiere, croccantini e scatolette) delle quali ho avuto, com’è ovvio, rimborso in contanti.

Nel frattempo, accade che non so se potrò accedere ai miei risparmi e se la mia banca è solvibile.
E medito di comprare benzina, tanta benzina.

Jeanne

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Vota Antonio, vota Antonio

La fine dell’IDV che si scioglie nel movimento Rivoluzione civile sommerso da scandali e fatti poco valorosi malgrado il loro nome è la prova che c’è sempre un pesce più grosso che si mangia quello più debole, finché non arriverà un giorno un terzo Antonio, e poi un quarto, e poi un quinto, sesto, settimo, ottavo. Finché non ci saranno più giudici che non si sono già votati alla politica. Forse sarà necessario a quel punto affidarsi a Sant’Antonio…

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Ritorno al passato

Monti dice di non aver fiducia nelle altre due coalizioni.
Essendo entrato in politica lo si può capire, ma dovrebbe ricordarsi che ha governato il Paese per un anno grazie ad entrambi, portando il reddito disponibile degli italiani a valori del 1986.

Mi si dirà che la responsabilità è della crisi mondiale, ma egli in quanto primo ministro aveva il dovere di fronteggiarla, invece l’ha affossata con una politica fatta solo di tasse.

Emile

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23 gennaio, 2013 · 6:25 am

I mali dell’Algeria

In Algeria per risolvere una presa d’ostaggi da parte di estremisti islamici, intervengono militarmente. Risultato morti 48 ostaggi e 32 terroristi. La liberazione è stata un bagno di sangue, m’immagino il clamore se invece d’essere Algeri fosse stata Tel Aviv a compiere una tale azione, piazze gremite in ogni parte del globo terracqueo, mobiliata l’ONU e la a Araba.

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21 gennaio, 2013 · 9:53 am

La limerence ci salverà

Mentre Monti, sempre più androide, dice che il redditometro non è una sua creazione, che è colpa di quelli di prima ma, insomma, non preoccupatevi, in fondo non sarà così grave; mentre Berlusconi scherza sul suo piffero (e lui può scherzare, voi pensate a custodire il vostro, che potrebbe essere usato contro di voi); mentre Bersani dichiara di appoggiare Monti stracciando con un colpo di spugna i …bersaniani antimontiani e tutti i dissidenti renziani (spariti dalla mia home come per incantesimo); mentre Fini dichiara che Berlusconi è decaduto come la lira avendo già preparato per se stesso ben altre custodie; mentre Casini impazza rinato come una fenice storpia all’ombra di un oltretevere in piena; mentre nel paese del gun control ad oltranza e dell’assistenza sanitaria e sociale di stampo cristiano una donna e la figlia disabile vengono massacrate con un martello… sì, scordiamo la deliverance e abbandoniamoci alla limerence. Forse è davvero meglio.

Jeanne Dark

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La politica che fugge davanti alle sue responsabilità

Ho appena letto l’articolo di Maria Giovanna Maglie sulla sentenza che affida il figlio ad una donna separata la quale adesso convive con un altra donna. Il marito di quest’ultima protesta e chiede che il figlio gli venga dato in affido per il motivo che la donna sia diventata lesbica. La Maglie sostiene che, una volta in più, si attende che la magistratura riempia quei vuoti legislativi determinati da una certa insipienza e pigrizia della politica, cita anche l’esempio dell’ILVA di Taranto. Chiude l’articolo scrivendo: “Pensate a quante volte si legge o si sente dire in tv che la piazza vuole sentenze coraggiose. Sembra un aggettivo nobile, invece è la fine del diritto”. Siccome il vuoto legislativo è politico e quest’ultimo è tutto sommato di nostra responsabilità attraverso il voto tocca a noi provvedere.

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13 gennaio, 2013 · 5:10 pm

Il Giornale

Da leggere attentamente:
http://www.ilgiornaleditalia.org/news/politica/844596/La-ballata-del-debito-sanitario-nel.html

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11 gennaio, 2013 · 11:29 am

Tea Party

Il Tea Party Italia si dissocia da Monti: “Se poi aggreghiamo i dati si misura in tutta la sua magnitudine il degrado di questa nazione: per 17 lunghi anni abbiamo perso una media di 250 euro a persona, con una contrazione annuale dell’1% del Pil. Destra o sinistra non faceva alcuna differenza. L’unica svolta si è avuta con Monti: quest’anno gli Italiani hanno perso 500 euro. Da dove nasca la credibilità internazionale rivendicata dal Professore ci è oscuro, ma i numeri non mentono.”

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8 gennaio, 2013 · 1:42 pm

La colazione è obligatoria

LA COLAZIONE OBBLIGATORIA – Curzio Malaparte – “Battibecco”

(Location: Francoforte, anni ’50)

E’ dalle piccole cose che si giudicano le grandi. Mi sveglio alle otto, chiamo il cameriere, lo prego di portarmi il caffè. Il cameriere mi risponde che non può:  “Non è ammesso. Lei deve ordinare la colazione completa.”

Gli dico che non sono abituato a mangiare la mattina appena sveglio, e che desidero soltanto un caffè. “Non posso accontentarla”, mi risponde il cameriere; “debbo portarle ANCHE la colazione. E’ un ordine a cui debbo obbedire.” Gli dico che io sono un cliente, che gli ordini ai quali egli deve obbedire non mi riguardano, e che desidero solo un caffè. “Mi dispiace, ma non posso. Parli con la Direzione dell’albergo”, mi risponde il cameriere. Gli dico che il Frankfurterhof non è soltanto il miglior albergo di Francoforte sul Meno, ma è anche una delle migliori caserme d’Europa. “Parli con la direzione”, mi risponde freddamente il cameriere. Telefono alla direzione. Mi risponde un impiegato: “La colazione è obbligatoria”, dice, “non possiamo servirle soltanto un caffè. Legga il cartoncino col numero e il prezzo della camera che le abbiamo consegnato ieri sera. Vedrà che vi è stampato in tre lingue che la colazione è obbligatoria.”

Gli dico che in una Repubblica Democratica come quella di Bonn questa imposizione dittatoriale non è ammissibile, e che io desidero solo un caffè. “La Repubblica di Bonn non c’entra”, mi risponde l’impiegato in modo asciutto, “questa è una disposizione della Direzione dell’albergo”. Gli dico che il Frankfurterhof è dunque uno stato nello stato, e che ciò mi sorprende. “In tutti gli alberghi tedeschi è così”, mi risponde l’impiegato. Gli domando con dolcezza se, per caso, non si tratti di qualche residuo della dittatura di Hitler. “No”, mi risponde l’impiegato, “Hitler non si occupava di simili sciocchezze”. Gli domando allora se Adenauer, a differenza di Hitler, non si occupi per caso di simili sciocchezze. “Adenauer non c’entra”, mi risponde l’impiegato, “si tratta solo di una disposizione della Direzione del Frankfurterhof”. Gli dico che son proprio contento che Hitler e Adenauer non c’entrino , e che desidero soltanto un caffè.  L’impiegato mi prega di aspettare un momento all’apparecchio, poi torna e mi dice che, in considerazione del fatto che sono uno straniero, e un ospite di riguardo, la direzione dell’albergo ha deciso di fare un’eccezione per me. Avrò un caffè, soltanto un caffè. Il cameriere esce, e dopo mezz’ora torna portandomi, su un grande vassoio, una colazione completa con pane, burro, marmellata, succo di frutta, uova al prosciutto, e due pesche. Senza ombra di caffè. Gli dico che non so che fare di tutta quella roba e che desidero solo un caffè. Il cameriere mi risponde che la colazione è obbligatoria. Mi lascia il vassoio sul comodino e se ne va. Il mio primo impulso è di buttare dalla finestra il vassoio con tutto quel che c’è sopra. Fuori dalla finestra vedo un ponteggio sul quale c’è un operaio intento ad intonacare il muro dell’albergo. Apro la finestra, chiamo l’operaio, gli offro la mia colazione. Il muratore, un giovanotto dal viso bianco di calce, si schermisce, mi ringrazia scusandosi del rifiuto. Io insisto, gli dico che “deve” accettare. E’ la legge.

La colazione è obbligatoria, nella Repubblica di Bonn.

Ubbidiente, l’operaio si mette a mangiare.”

Curzio Malaparte

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