La colazione è obligatoria

LA COLAZIONE OBBLIGATORIA – Curzio Malaparte – “Battibecco”

(Location: Francoforte, anni ’50)

E’ dalle piccole cose che si giudicano le grandi. Mi sveglio alle otto, chiamo il cameriere, lo prego di portarmi il caffè. Il cameriere mi risponde che non può:  “Non è ammesso. Lei deve ordinare la colazione completa.”

Gli dico che non sono abituato a mangiare la mattina appena sveglio, e che desidero soltanto un caffè. “Non posso accontentarla”, mi risponde il cameriere; “debbo portarle ANCHE la colazione. E’ un ordine a cui debbo obbedire.” Gli dico che io sono un cliente, che gli ordini ai quali egli deve obbedire non mi riguardano, e che desidero solo un caffè. “Mi dispiace, ma non posso. Parli con la Direzione dell’albergo”, mi risponde il cameriere. Gli dico che il Frankfurterhof non è soltanto il miglior albergo di Francoforte sul Meno, ma è anche una delle migliori caserme d’Europa. “Parli con la direzione”, mi risponde freddamente il cameriere. Telefono alla direzione. Mi risponde un impiegato: “La colazione è obbligatoria”, dice, “non possiamo servirle soltanto un caffè. Legga il cartoncino col numero e il prezzo della camera che le abbiamo consegnato ieri sera. Vedrà che vi è stampato in tre lingue che la colazione è obbligatoria.”

Gli dico che in una Repubblica Democratica come quella di Bonn questa imposizione dittatoriale non è ammissibile, e che io desidero solo un caffè. “La Repubblica di Bonn non c’entra”, mi risponde l’impiegato in modo asciutto, “questa è una disposizione della Direzione dell’albergo”. Gli dico che il Frankfurterhof è dunque uno stato nello stato, e che ciò mi sorprende. “In tutti gli alberghi tedeschi è così”, mi risponde l’impiegato. Gli domando con dolcezza se, per caso, non si tratti di qualche residuo della dittatura di Hitler. “No”, mi risponde l’impiegato, “Hitler non si occupava di simili sciocchezze”. Gli domando allora se Adenauer, a differenza di Hitler, non si occupi per caso di simili sciocchezze. “Adenauer non c’entra”, mi risponde l’impiegato, “si tratta solo di una disposizione della Direzione del Frankfurterhof”. Gli dico che son proprio contento che Hitler e Adenauer non c’entrino , e che desidero soltanto un caffè.  L’impiegato mi prega di aspettare un momento all’apparecchio, poi torna e mi dice che, in considerazione del fatto che sono uno straniero, e un ospite di riguardo, la direzione dell’albergo ha deciso di fare un’eccezione per me. Avrò un caffè, soltanto un caffè. Il cameriere esce, e dopo mezz’ora torna portandomi, su un grande vassoio, una colazione completa con pane, burro, marmellata, succo di frutta, uova al prosciutto, e due pesche. Senza ombra di caffè. Gli dico che non so che fare di tutta quella roba e che desidero solo un caffè. Il cameriere mi risponde che la colazione è obbligatoria. Mi lascia il vassoio sul comodino e se ne va. Il mio primo impulso è di buttare dalla finestra il vassoio con tutto quel che c’è sopra. Fuori dalla finestra vedo un ponteggio sul quale c’è un operaio intento ad intonacare il muro dell’albergo. Apro la finestra, chiamo l’operaio, gli offro la mia colazione. Il muratore, un giovanotto dal viso bianco di calce, si schermisce, mi ringrazia scusandosi del rifiuto. Io insisto, gli dico che “deve” accettare. E’ la legge.

La colazione è obbligatoria, nella Repubblica di Bonn.

Ubbidiente, l’operaio si mette a mangiare.”

Curzio Malaparte

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