Berlusconi vs Tortora?

Dopo la manifestazione del PdL a Brescia, è nata la polemica se il confronto del caso Berlusconi con  quello di Enzo Tortora fosse appropriato. Le figlie di Enzo Tortora hanno protestato, gli anti berlusconiani gridano allo scandalo, la realtà è molto più semplice e dolorosa per la nazione intera: lo stato della giustizia italiana è drammatico. cit. “Il «caso Tortora» cui ha fatto riferimento Silvio Berlusconi risale all’inizio degli anni ’80, quando il giornalista e presentatore Rai venne arrestato con l’accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico e traffico di droga. A tirare in ballo Tortora furono le dichiarazioni di due pregiudicati. Il presentatore sconterà sette mesi di carcere e poi proseguirà la detenzione ai domiciliari per motivi di salute. Nel 1985 arriva la condanna a 10 anni di carcere. Un anno dopo viene assolto con formula piena dalla Corte d’Appello di Napoli mentre i camorristi che lo avevano accusato vengono processati con l’accusa di calunnia.” Nel 1987 Tortora riprende la conduzione del suo programma televisivo, Portobello. Contestulamente l’80% degli italiani chiede l’estensione della responsabilità civile ai magistrati con un referendum. L’esito della consultazione, alla quale partecipò l’oltre 60% degli aventi diritto, viene però annullato dalla legge Vassalli, che ripristina l’immunità dei giudici. Tortora scomparirà poi nel 1988 per un tumore ai polmoni. È anche all’esito del referendum che Silvio Berlusconi si è riferito durante il comizio di Brescia, sottolineando come la responsabilità civile dei magistrati sia da sempre un cavallo di battaglia del programma del Pdl. La politicizzazione di una parte della magistratura ha portato questa ad un totale discredito, i casi di malagiustizia si verificano sempre più spesso, e i poveretti se, non si chiamano Berlusconi, vedono la loro vita completamente compromessa e rovinata – vedi caso Coppola e furbetti del quartierino – e tutti quelli senza nome che non vanno sulle prime pagine dei quotidiani, quanti possono essere non lo so, ma temo che la cifra sia molto cospicua. Certo, non tutti i giudici si chiamano Ingroia ma, quest’ultimo non è altro che l’epifenomeno di un problema molto importante e pericoloso per la democrazia italiana e la stabilità della sua convivenza civile.

Emile

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